GOLFO MISTICO 


E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te.
(Friedrich Nietzsche)


Napoli, archivio umano, topos di magia, mistero, simbolismo, dove la storia ha cristallizzato eventi epici, ove le credenze popolari vi identificarono la presenza di dei e divinità, il rapporto tra la vita e la morte è visibile, palpabile. Archetipi del mondo classico, il Tempio di Iside, il Cimitero delle Fontanelle, la Piscina Mirabilis, l'Antro della Sibilla, rappresentano la linea di confine tra le antiche capacità del fare umano e le esperienze mistiche collettive, dove gli elementi pagani, cristiani, alchemici si innestano imprescindibilmente nel nostro “corredo genetico”. La ricerca di Assunta Saulle ruota attorno al tema del monumento architettonico in quanto veicolo di contenuti simbolici universali. Molte, infatti, sono le immagini-simbolo che figurano nella successione della sequenza fotografica in mostra: il tempio, la croce, l'acqua, i resti terreni, la luce e l'oscurità. Una pluralità di segni mescolati in un magma, fertile incontro-scontro tra l' artista ed i “suoi” luoghi ed i sentimenti che essi le suscitano. Ed è proprio il legame, amato e profondo con questa terra, le ha permesso di scattare fotografie di grande potenza narrativa e nello stesso tempo puntuale geografia della nostra memoria. 

GOLFO MISTICO, che ispira il titolo della mostra, è un paesaggio che esiste in quanto vi siamo immersi, esiste in relazione a noi e alla nostra esperienza, è il palcoscenico spazio-temporale in cui viviamo, un luogo dell’anima che né il tempo, né la carne possono contaminare. E’ un posto eterno in noi, un seno dove il senso terreno, profondo, buio del tragico anela alla luce del trascendentale in un’epifania che l'artista ci svela attraverso i suoi scatti, contemporanee icone sacre che si succedono sequenzialmente, in un percorso che ci riporta al rituale delle processioni medievali, dove il popolo aveva comprensione del divino e del proprio destino soltanto attraverso le immagini che si ergevano ammonitrici lungo le navate delle cattedrali.

Da questa premessa, sulle orme già tracciate del foto-dinamismo, si innesta la parte performativa del lavoro di Assunta Saulle: l'autoscatto, tecnica che investe la sua presenza/autoritratto come unica testimone in movimento  tra quei corpi architettonici in rovina nei quali incontrare le ultime eco del genius loci. Tempi lunghi di esposizione le permettono di acquisire una notevole quantità di luce che immergono lo spettatore in una lucentissima penombra sospesa nel tempo, un tempo che si estende, che si espande in una visione di contemplazione e di riflessione sulla sostanza del mondo fino a scorgerne la speranza oltre la vita materiale. 

Ecco che l' opera si stacca per un istante dal continuum della storia  per entrare nella quarta dimensione. Con questo espediente l'artista condivide l'esperienza della trasformazione legata all'inesorabilità del tempo. Sia le totemiche architetture, sia il corpo-fantasma sono soggette al destino del disfacimento ma, alla Saulle non interessa essere storiografa dei fatti bensì l'esserne medium, messaggero di collegamenti mentali per stimolare la nostra immaginazione dell'alterità. Se il contenitore di partenza perviene da un mondo reale e riconoscibile, estratto dalla molteplicità dei nostri tòpoi, la presenza di ectoplasmi misteriosi ci immerge in un percorso concettuale nell'onirico. Golfo, dunque, come rappresentazione immaginifica di una terra/conscio, mediana tra abisso/subconscio e cielo/inconscio che alimenta interrogativi secolari alla ricerca di verità nascoste: il passaggio fugace della vita umana nella storia? La morte esiste come aldilà? L'anima sopravvive al corpo? Esiste un disegno divino che influenza il nostro destino? È una sorta di auto-analisi a cui ci costringono queste grafie di luce lasciandoci nella totale incertezza ma, nell'intimo e comune impegno di dare un senso a ciò che siamo, a ciò che saremo. La fotografia di Saulle ci aiuta nel compimento di questo sforzo che ci salva, momentaneamente, dal sentimento del nulla. Rappresentando qualcosa del reale (finito-passato-presente) lasciandoci intravedere qualcosa del non reale (infinito-futuro) ci proietta in una dimensione metafisica, ovvero oltre il comprensibile. 

Sono visioni incorporee, proiezioni dell'inconscio, desideri non consapevoli di fronte ai quali è imposto un silenzio sacrale perché sacrale deve essere l'atteggiamento innanzi alle nostre angosce esistenziali, alle nostre emozioni, all'esperienza mistica che impegna la vita dell'uomo di fronte al mistero. 

Umanità, misticismo, sogno. Cerco il divenire nelle fotografie e le fotografie nel divenire. Mi interessa ciò che di mistico ognuno racchiude in sé. E poi la caducità, ciò che si vede e non si vede. Una necessità viscerale - commenta l'artista - una necessità di incontrare l'altro nella sua interiorità, nel suo mistero, nel suo rapportarsi allo scorrere del tempo, nella ricerca di un luogo che è prima di tutto un luogo dentro noi stessi.

L'umanità di Saulle è aver osato esplorare interregni sospesi tra corpo e spirito, immanenza e trascendenza, con una fede senza l'ingombro della religione, prestandoci lo sguardo ingenuo che ha dell'umanità mai imponendoci significati e soluzioni. Un invito rivolto a chi, attraverso l'esperienza estetica dell'arte, con i propri strumenti, la propria soggettività, la propria immaginazione, senza preconcetti, sa connettersi a sé stesso e agli altri perché non c'è tempo. 

La lotta contro il divenire, che inesorabile continua ad agire, è senza speranza. La fotografia, insieme alla memoria, è uno strumento per arginare la forza demolitrice del tempo, sopravvive oltre la scomparsa degli oggetti, imprigionati nell'istante dello scatto ma è destinata anch'essa alla consunzione. Saper cogliere quell'attimo, in quel determinato momento, l'hic et nunc, significa crescere interiormente. Lo sguardo cattura ciò che lo attira, immagina ciò che vuole, trasmette alla mente ciò che supera la superficie e ciò che è sopraggiunto dai sensi si trasforma in emozione. Quello è l'attimo in cui si può fecondare il proprio potenziale immaginativo, creativo, estetico ed umano; è il risveglio della psiche, l'unica via di guarigione dell'Anima Mundi.


Carla Travierso



GOLFO MISTICO 


E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te.
(Friedrich Nietzsche)


Napoli, archivio umano, topos di magia, mistero, simbolismo, dove la storia ha cristallizzato eventi epici, ove le credenze popolari vi identificarono la presenza di dei e divinità, il rapporto tra la vita e la morte è visibile, palpabile. Archetipi del mondo classico, il Tempio di Iside, il Cimitero delle Fontanelle, la Piscina Mirabilis, l'Antro della Sibilla, rappresentano la linea di confine tra le antiche capacità del fare umano e le esperienze mistiche collettive, dove gli elementi pagani, cristiani, alchemici si innestano imprescindibilmente nel nostro “corredo genetico”. La ricerca di Assunta Saulle ruota attorno al tema del monumento architettonico in quanto veicolo di contenuti simbolici universali. Molte, infatti, sono le immagini-simbolo che figurano nella successione della sequenza fotografica in mostra: il tempio, la croce, l'acqua, i resti terreni, la luce e l'oscurità. Una pluralità di segni mescolati in un magma, fertile incontro-scontro tra l' artista ed i “suoi” luoghi ed i sentimenti che essi le suscitano. Ed è proprio il legame, amato e profondo con questa terra, le ha permesso di scattare fotografie di grande potenza narrativa e nello stesso tempo puntuale geografia della nostra memoria. 

GOLFO MISTICO, che ispira il titolo della mostra, è un paesaggio che esiste in quanto vi siamo immersi, esiste in relazione a noi e alla nostra esperienza, è il palcoscenico spazio-temporale in cui viviamo, un luogo dell’anima che né il tempo, né la carne possono contaminare. E’ un posto eterno in noi, un seno dove il senso terreno, profondo, buio del tragico anela alla luce del trascendentale in un’epifania che l'artista ci svela attraverso i suoi scatti, contemporanee icone sacre che si succedono sequenzialmente, in un percorso che ci riporta al rituale delle processioni medievali, dove il popolo aveva comprensione del divino e del proprio destino soltanto attraverso le immagini che si ergevano ammonitrici lungo le navate delle cattedrali.

Da questa premessa, sulle orme già tracciate del foto-dinamismo, si innesta la parte performativa del lavoro di Assunta Saulle: l'autoscatto, tecnica che investe la sua presenza/autoritratto come unica testimone in movimento  tra quei corpi architettonici in rovina nei quali incontrare le ultime eco del genius loci. Tempi lunghi di esposizione le permettono di acquisire una notevole quantità di luce che immergono lo spettatore in una lucentissima penombra sospesa nel tempo, un tempo che si estende, che si espande in una visione di contemplazione e di riflessione sulla sostanza del mondo fino a scorgerne la speranza oltre la vita materiale. 

Ecco che l' opera si stacca per un istante dal continuum della storia  per entrare nella quarta dimensione. Con questo espediente l'artista condivide l'esperienza della trasformazione legata all'inesorabilità del tempo. Sia le totemiche architetture, sia il corpo-fantasma sono soggette al destino del disfacimento ma, alla Saulle non interessa essere storiografa dei fatti bensì l'esserne medium, messaggero di collegamenti mentali per stimolare la nostra immaginazione dell'alterità. Se il contenitore di partenza perviene da un mondo reale e riconoscibile, estratto dalla molteplicità dei nostri tòpoi, la presenza di ectoplasmi misteriosi ci immerge in un percorso concettuale nell'onirico. Golfo, dunque, come rappresentazione immaginifica di una terra/conscio, mediana tra abisso/subconscio e cielo/inconscio che alimenta interrogativi secolari alla ricerca di verità nascoste: il passaggio fugace della vita umana nella storia? La morte esiste come aldilà? L'anima sopravvive al corpo? Esiste un disegno divino che influenza il nostro destino? È una sorta di auto-analisi a cui ci costringono queste grafie di luce lasciandoci nella totale incertezza ma, nell'intimo e comune impegno di dare un senso a ciò che siamo, a ciò che saremo. La fotografia di Saulle ci aiuta nel compimento di questo sforzo che ci salva, momentaneamente, dal sentimento del nulla. Rappresentando qualcosa del reale (finito-passato-presente) lasciandoci intravedere qualcosa del non reale (infinito-futuro) ci proietta in una dimensione metafisica, ovvero oltre il comprensibile. 

Sono visioni incorporee, proiezioni dell'inconscio, desideri non consapevoli di fronte ai quali è imposto un silenzio sacrale perché sacrale deve essere l'atteggiamento innanzi alle nostre angosce esistenziali, alle nostre emozioni, all'esperienza mistica che impegna la vita dell'uomo di fronte al mistero. 

Umanità, misticismo, sogno. Cerco il divenire nelle fotografie e le fotografie nel divenire. Mi interessa ciò che di mistico ognuno racchiude in sé. E poi la caducità, ciò che si vede e non si vede. Una necessità viscerale - commenta l'artista - una necessità di incontrare l'altro nella sua interiorità, nel suo mistero, nel suo rapportarsi allo scorrere del tempo, nella ricerca di un luogo che è prima di tutto un luogo dentro noi stessi.

L'umanità di Saulle è aver osato esplorare interregni sospesi tra corpo e spirito, immanenza e trascendenza, con una fede senza l'ingombro della religione, prestandoci lo sguardo ingenuo che ha dell'umanità mai imponendoci significati e soluzioni. Un invito rivolto a chi, attraverso l'esperienza estetica dell'arte, con i propri strumenti, la propria soggettività, la propria immaginazione, senza preconcetti, sa connettersi a sé stesso e agli altri perché non c'è tempo. 

La lotta contro il divenire, che inesorabile continua ad agire, è senza speranza. La fotografia, insieme alla memoria, è uno strumento per arginare la forza demolitrice del tempo, sopravvive oltre la scomparsa degli oggetti, imprigionati nell'istante dello scatto ma è destinata anch'essa alla consunzione. Saper cogliere quell'attimo, in quel determinato momento, l'hic et nunc, significa crescere interiormente. Lo sguardo cattura ciò che lo attira, immagina ciò che vuole, trasmette alla mente ciò che supera la superficie e ciò che è sopraggiunto dai sensi si trasforma in emozione. Quello è l'attimo in cui si può fecondare il proprio potenziale immaginativo, creativo, estetico ed umano; è il risveglio della psiche, l'unica via di guarigione dell'Anima Mundi.


Carla Travierso